La privacy non è negoziabile: abbiamo il diritto di coprire il nostro ‘lato B’… o di esporlo

Privacy

Di seguito la traduzione del post scritto da Laura, una dipendente di F-Secure.

***

Non siamo tutte così coraggiose come Emma Holten.

Tutto ha inizio quando un suo ex-fidanzato condivide su un sito di “revenge porn” una serie di foto intime scattate quando lei era 17enne. Emma – che oggi ha 23 anni – decide che non può lasciare che lui e persone anonime che l’hanno attaccata online in questi anni abbiano l’ultima parola.

Chiama quindi il suo fotografo, si fa fare degli scatti e pubblica una serie di immagini in cui lei appare nuda con un saggio sorprendente sul tema del ‘Consenso’.

Queste foto vogliono essere un tentativo di fare di me stessa un soggetto sessuale invece che un oggetto sessuale” scrive Emma. “Non mi vergogno del mio corpo, ma questo è solo mio. Il consenso è fondamentale. Proprio come lo stupro e il sesso non hanno niente a che fare l’uno con l’altro, immagini condivise con o senza il consenso sono due cose completamente diverse.”

Lo scorso anno, quando a seguito di episodi di hacking furono pubblicate online una serie di foto di star hollywoodiane in cui queste apparivano nude, molti di noi rimasero scioccati dal tentativo di incolpare le vittime stesse.

Nessuno chiede mai “Perché hai tenuto i dati della tua carta di credito sul telefono?” quando a qualcuno vengono rubati dati finanziari privati.

Ma quelle donne sono state biasimate per aver osato tenere archiviate immagini personali in posti che consideravano privati. Come se una donna si dovesse aspettare che le proprie immagini private diventino ad un tratto di dominio pubblico. Senza dubbio, in F-Secure crediamo che occorra prendere tutte le migliori precauzioni possibili per proteggere la propria vita online, a maggior ragione se si è personaggi pubblici. Se le parti più intime delle nostre vite non sono sacre, allora nulla lo è.

Venerdì 26 settembre 2014, otto mie colleghe donne, un collega uomo, e io stessa abbiamo deciso di posare nude di fronte all’obiettivo di una fotocamera in segno di supporto alle vittime di questi episodi di hacking.

Abbiamo tolto i nostri accappatoi e siamo diventate vulnerabili davanti a chiunque avesse una macchina fotografica; questo mi ha fatto pensare che “Se questa è stata una prova dura per noi, nonostante fossimo davanti a un fotografo professionista all’interno di uno spazio privato, e volontariamente, sapendo che queste immagini sarebbero state pubblicate con il nostro pieno consenso, allora quanto duro può essere stato per quelle celebrità essere esposte senza alcun consenso? Cosa accadrà a noi, persone anonime, quando le nostre foto nude saranno viste dal mondo intero? Cosa penseranno i miei colleghi quando mi vedranno nuda in queste foto? Cosa diranno i miei genitori e amici in Spagna – un Paese considerato ‘macho’? Perché mi dovrei preoccupare?”

Quando ho letto ciò che ha scritto Emma ho capito la risposta. Non è una questione di nudità.

Non si tratta del rapporto che ho con il mio corpo. Si tratta del potere, della paura e delle conseguenze, del timore dei giudizi e della mancanza di supporto per le vittime. Del fatto che le vittime sono state colpevolizzate più di chi ha compiuto questi atti. Della paura, del fatto che sarei potuta essere la prossima, ma che non facendo nulla stavo assicurando che altre vittime sarebbero state incolpate per una violazione che colpiva loro in realtà.

Ci siamo trattenute dal pubblicare le foto, perché temevano come sarebbero state interpretate. Ora capivo che c’era un punto cruciale che non avevamo ancora identificato in ciò che Emma stava cercando di dire. Emma ci ha aiutate a capire che il consenso è fondamentale. Emma ha dovuto rivendicare come il suo corpo era stato reinterpretato e lei ci ha ispirato a fare la dichiarazione che volevamo fare tutti insieme: solo noi stessi abbiamo il diritto di rendere pubblico ciò che è privato.

Abbiamo cercato di metterci in comunicazione con Emma per farle sapere che ci ha ispirate e ora vogliamo fare lo stesso con te per chiederti di unirti a noi. Grida ad alta voce che la privacy è un diritto fondamentale e violarlo è un crimine. Unisciti a noi, segui la nostra campagna online e dì la tua #uncoveryourarse.

Il messaggio è: il consenso conta. E come Emma, non resteremo in silenzio nella vergogna.

Laura

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