Tutto quello che i nostri clic comunicano

Privacy, Sicurezza

Internet è soprattutto un mezzo di comunicazione. Ogni link su cui gli utenti cliccano, ogni carattere che digitano e ogni video che guardano implica uno scambio di informazioni. Tuttavia, non si tratta solamente di uno scambio bilaterale tra l’utente e il proprio computer, oppure tra l’utente e la persona con cui sta interagendo. Le persone all’ascolto sono molte di più e, poiché i computer usano un linguaggio che gli utenti non necessariamente comprendono, è logico dedurre che molte persone non sanno esattamente quali informazioni stanno realmente comunicando.

F-Secure ha lanciato un nuovo strumento, denominato Privacy Checker, che aiuta anche gli utenti meno esperti ad aprire il magico sipario dietro cui si nasconde la tracciatura online. Questa pratica di norma si basa sulle tecniche di raccolta dati passiva, ovvero dei metodi che consentono di monitorare le attività degli utenti senza bisogno di avere alcuna interazione diretta con i soggetti stessi. Tali tecniche di raccolta dati sono molto diffuse online e i siti web sono spesso progettati per favorirle: la loro diffusione avvalora la tesi che il controllo sia onnipresente online e che rappresenti una sostanziale minaccia alla libertà digitale.

Avete mai incontrato articoli facenti parte di “top 10” oppure altre tipologie di contenuti che per essere letti per intero richiedono di “girare la pagina” facendo clic sull’apposito pulsante? Bene, il clic su quel pulsante consente ai tracker online di sapere quanto l’utente si è addentrato nell’articolo prima di smettere di leggerlo (ciò non sarebbe possibile se il contenuto si trovasse tutto sulla stessa pagina). Questo è un tipico esempio di come funziona la raccolta passiva.

Privacy Checker verifica le informazioni salvate nei browser web e poi genera un report su quanto ha scoperto. Normalmente riesce a dedurre il luogo in si trova l’utente, la lingua parlata, se l’utente è stato indirizzato al Checker da Google o da un altro sito web, quale dispositivo e sistema operativo utilizza e se consente o meno al proprio browser di usare i cookie di tracciamento.

Se immaginiamo tutto questo sotto forma di un dialogo, ovvero di un’interazione in cui ci si scambiano informazioni, otteniamo che un semplice clic su quel pulsante comunica tutte queste informazioni al Privacy Checker. Quindi, se volessimo trasformare in dialogo i risultati del controllo che io stessa ho eseguito con il Privacy Checker, otterremmo che il mio clic ha detto al sistema che:

“Vivo a Milano, Italia”.

“Parlo Italiano”.

“Uso Google.it per la ricerca online”.

“Uso un dispositivo mobile con Android 4.4.2”.

“Consento al mio browser di accettare i cookie”.

Il Privacy Checker mi ha risposto illustrandomi cosa gli ho comunicato facendo clic sul pulsante “controlla ora”. Inoltre, mi ha fornito alcune informazioni su come le aziende usano tali informazioni per fare soldi a mia insaputa.

Il Privacy Checker è probabilmente l’unico interlocutore mai esistito con una tale trasparenza. Molte persone non sanno oppure non sono interessate alla costante condivisione di informazioni e molti siti web sono progettati per aiutare i loro amministratori a speculare su tali dati.

È questa la minaccia chiave alla privacy online: sono sempre più numerose le tecnologie sviluppate per ottenere, salvare e analizzare i dati degli utenti senza che loro ne siano a conoscenza. Questo post mette in luce il significato della minaccia, svelando il proliferare dei grandi investimenti effettuati in aziende e tecnologie capaci sostanzialmente di trasformare i dati degli utenti in denaro. L’autore vi si riferisce denominandole informazioni sul comportamento “pseudo-privato” – un’etichetta che demarca bene quanto valore queste aziende diano alla privacy.

Il Privacy Checker getta quindi nuova luce sull’argomento con l’obiettivo aiutare gli utenti a capire cosa stanno realmente comunicando con i loro clic nel web. È gratuito e disponibile sul nuovo sito web Digital Privacy di F-Secure, il quale contiene peraltro maggiori informazioni sulla privacy online e sulla lotta per la libertà digitale.

Tratto dall’articolo “What Clicking Tells Online Trackers” di Adam Pilkey, Content Editor Corporate Communications F-Secure Corporation

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